“Vorrei avere il coraggio di buttarmi davvero, ma non so se arriverà mai il momento giusto per farlo”
L’ho fatto. Mi sono buttata. Al buio, senza paracadute, in modo impulsivo, avventato, tutto di cuore. A volte i desideri si avverano. Magari non hanno il colore che ci aspettiamo, non ci renderanno la vita più semplice, complicheranno tutto, strapperanno abitudini e comodità, ma ci faranno sentire vivi.
Un curriculum, un colloquio, una stretta di mano, un contratto precario che più precario non si può, turni con sveglia nel cuore della notte, impegno che dovrà essere massimo per potere andare avanti. Ecco fatto. Da domani, ore 8, Miss Verdespirito sarà la giornalista che voleva essere, lontana da Cota, dai leghisti, dai continui compromessi per non impazzire. Ho stracciato un contratto che mi avrebbe garantito ancora un anno e mezzo di lavoro certo per poi, forse, trasformarsi in un tempo determinato. Ho strappato i ticket, la mutua, le ferie, i permessi per le visite mediche, il sabato e la domenica di riposo, la tredicesima. Gli straordinari pagati no, quelli erano per beneficenza.
Precaria precarissima di nuovo, 7 giorni di lavoro e 2 di riposo quando capita, ogni tanto, magari, saranno nel week end. Quattro turni, per coprire dalle 5 del mattino all’1 di notte.
Matta matta matta. E contenta. Mi sono fatta una domanda soltanto: soffrirei di più chiedendomi come sarebbe stato se avessi accettato o nell’accorgermi che tra qualche mese dovrò ricominciare per l’ennesima volta da capo?
Mi sono risposta e ho deciso di buttarmi. Incrociamo le dita


i viandanti raccontano che…