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Equinozio d’autunno

Sono passati due anni e non posso fare a meno di pensarti. Immagino quella notte cercando di ricostruire i ricordi altrui e ogni volta che passo lì, proprio lì, chiudo gli occhi e non guardo, ma sento un brivido che si chiude in formicolio sulla punta delle dita.

Chissà se qualche volta hai guardato quaggiù….hai visto le tue figlie come sono cresciute? Quando osservo il loro viso ritrovo il tuo naso e sotto i pantaloni le tue stesse gambe lunghe e magre che mi fanno pensare a quelle minigonne vertiginose per cui ti prendevamo sempre in giro.

Quando mi hanno rubato la bicicletta ho pensato a te. E anche quando mangio un gelato buono non posso farne a meno. Il gelato sì, perché per me il tuo nome sarà sempre associato alla crema al limone e al puffo, sì lo so, avevano lo stesso gusto, ma il puffo mi faceva diventare la lingua blu e quindi era il mio preferito.

Non ti ho mai sognata, sai? Ed è strano, è nella mia vita onirica che prendono forma le paure e i desideri, è lì che sfogo l’ansia e che cerco la mia strada. Non sono capace di affrontare il dolore da sveglia, lo vivo sotto le coperte, dietro i volti di sconosciuti, correndo a perdifiato per paesaggi che non conosco, cadendo dagli alberi e dai pattini a rotelle, tornando bambina e amando una donna.

Ti ricordi quando in quinta liceo io e la tua creatura visitammo Dachau? Mi preparai moltissimo per quel viaggio, lessi libri e passai le ore a guardare documentari. Temevo di non reggere l’emozione.

Ma quando varcai il cancello ferrato non provai nulla. Né dolore, né paura. Indifferenza. Se fossi stata al mercato sarebbe stata la stessa cosa. Lo raccontai alle mie compagne che diedero la colpa alla mia sbronza di birra nera non del tutto smaltita.

Tornai a casa e capii. Sognai il lager per una settimana, ogni notte vivevo in una baracca diversa, viaggiavo in treno, subivo la tortura del digiuno e pativo fisicamente e nell’anima la privazione della mia identità. La paura di soffrire aveva messo un freno alle mie emozioni che, però, necessariamente, dovevano prendere una forma.

Per te ho pianto, tanto e subito, ma nei miei sogni non sei mai arrivata. Quanto vorrei rivivere, ancora una volta, quei pranzi austeri e così diversi da quelli di casa mia o farmi depilare i polpacci con la ceretta, agitandomi come un cane in gabbia mentre tu urli che devo stare ferma.

E invece sono semplicemente seduta in cucina, bevo una tisana di menta e liquirizia e fumo. Penso all’equinozio di autunno…lo sai che è considerato la prima festa delle tenebre? La natura comincia a percorrere la strada verso la morte, il dio lascia la dea che si prepara ad accogliere la vita nuova.

Chissà se ci ha pensato quella sera o se il destino ha voluto scegliere per te e sono io, oggi come allora, a vedere i segni di un ciclo che si chiude per riaprirsi al sole.

Ho riprovato quel brivido ora e mi piace pensare di avere la tua mano sui capelli.

Dormi bene.

Le fragole sul Po

Eccolo il movimento del mio stomaco. Ha fatto capolino qualche giorno fa. Sarà il caldo, l’estate esplosa all’improvviso, ma si è acceso un interruttore dentro.

Eccomi di nuovo, straordinaria sensazione quella di ritrovarsi davvero in se stessi. Mi sembra di aver  incontrato un vecchio amico dall’aria familiare e invece ho sentito me dentro me. Ho provato emozioni, gioia, dolore, desideri, voglia di carezze. Ho sentito una scossa dentro, la libertà di pensare e la libertà di essere io, non soltanto parte di qualcosa, ma io da sola, a chiacchierare con me.

Questi mesi sono stati pesanti, la pressione pazzesca, qualche traguardo faticoso da raggiungere. Mi sono sentita travolta dalla vita, ho lasciato che tutto succedesse, ho studiato studiato studiato lavorato lavorato lavorato. Non mi sono presa cura della casa, non ho proposto serate interessanti, non ho organizzato feste e tantomeno vacanze. Ho preso treni, autobus, ho dormito al freddo e ho imparato tanto.

E poi all’improvviso, un giorno di inizio estate sento l’adrenalina che cresce, le forze che tornano per l’ultimo appuntamento con una commissione che chissà se sarà buona con me. E mi sento viva, faccio mille progetti con la mente, guardo al futuro, immagino case e cose, dipingo i muri con la fantasia, mangio le fragole lungo il po con i ricordi, leggo parole che mi hanno ridato la vita e mi hanno fatta sentire bella.

Mi lascio andare alla malinconia, ascolto canzoni che mi fanno piangere perché ho voglia di farlo e mi vedo persino carina oggi, con i pantaloni da pirata e la coda da ragazzina.

Era il 3 novembre 2006 e così scrivevo:

“La ninfa acciaccata, spiazzata, confusa, felice, paurosa, la ninfa con il cerchietto, la ninfa senz’ali, la ninfa che fa la torta di zucca e si tinge i capelli con colori improponibili, la ninfa di nessuno, la ninfa che è solo della ninfa, la ninfa che si emoziona e che si lascia andare, la ninfa dal cuore che brucia, la ninfa in pigiama, la ninfa senza vestiti”.

Sono passati quasi tre anni da allora e i capelli non li tingo più. Faccio l’henné ora, così restano morbidi. Mi fa tenerezza rileggermi, mi sembra di osservare una sorellina piccola.

Però quel fremito esiste ancora e vorrei poterlo regalare di nuovo.

Vedo immagini piccoline, fiori che saltellano, stelline che brillano e occhi lucidi per la commozione. Cerco di afferrare ciò che osservo ma le ciglia mi nascondono la completa visuale. 

Allora mi siedo sul prato, con la testa tra le mani e la fronte appoggiata sulle ginocchia e penso che così forse non mi vedrà nessuno, che posso finalmente piangere senza domandarmi se sia giusto o meno farlo, senza preoccuparmi delle reazioni altrui, senza sapere – e nemmeno volerlo fare - se posso permettermi la debolezza di lasciarmi andare, ora, alle mie emozioni.

Vorrei che il tempo della razionalità non arrivasse così in fretta, vorrei liberarmi dal groppo in gola e scorgere le immagini più grandi tra le ciglia.

Ancora una volta vorrei essere diversa e ancora una volta mi dico che non potrei.

Mentre di nuovo il senso di inadeguatezza mi ha chiuso la pancia. 

Eppure sorrido perchè io sorrido sempre.

Provo anche a convincermi che non sia colpa mia ma forse non sono davvero all’altezza e dovrei smetterla, alla soglia dei trent’anni di crederci ancora.

…aspetto quello sguardo come una bambina la notte di Natale aspetta i regali.

Aspetto e indosso le ali di tulle per cucinare.

Lavori in corso

E che è successo qui??? Uhhhh quanta polvere….puff pufff….non si respira…e il vetro rotto??? chi è stato a romperlo??! sti luridi, uno si assenta per un periodo e guarda te cosa gli combinano. La lampadina si è bruciata, c’è dell’intonaco per terra e i soprammobili sono ricoperti da una polverina sottile. Il mojito ha fatto la muffa e anche un paio di figli nel frattempo. Il rosso dei capelli si è scolorito e ci sono pure le formiche. Porcaccia miseria, ecco cos’era quella puzza in salotto…ho dimenticato un panino al gorgonzola nello zaino ed ecco che ha dato origine ad una nuova dinastia.

pazienza…ci sarà molto lavoro da fare qui, ma ne vale la pena.

Dove sono stata? In tanti posti e a casa, tra amici (parenti no, che quella è una lunga storia) colleghi omino profumato e nuovi interessi. Ho dato fuoco alla cucina sabato, i muri sono neri sul serio, nessuno si è fatto male, alcuni mobili sono irrimediabilmente bruciati.

Insomma tutto nella norma. Passo ogni tanto da facebook a dar da mangiare al mio animaletto Budino e a farmi i cazzacci altrui.

Ho visto la neve e l’ha vista anche la gigi, ma a lei non è piaciuta. Abbiamo dovuto comprarle il cappottino (scusami gigi, ti avevo promesso che non ti avrei mai conciato come un cane stupido ma non abbiamo potuto farne a meno…patisci tanto il feddo…tremi come una foglia perché sei magrissima – beata te – e non hai grasso sotto la pelle. Però ti piace questo vezzo, sei perfettamente a tuo agio. Sembri D’Artagnan o – alternativamente – un salame raspini).

Nessuno mi ha ancora detto che ne sarà del mio futuro lavorativo…forse la prossima settimana saprò se il tour de force di studio ha dato i suoi frutti.

Aspettiamo. Intanto sgranocchio una galletta di mais, ma solo perché mi diverte appiccicarla alla lingua :-) ))

bacini a tutti

Ieri sera sono andata alla presentazione di un libro, interessante, divertente e, a mio avviso, meritevole di essere strumento obbligatorio per tutti coloro che si occupano di comunicazione scientifica – giornalisti in primo luogo – e per quei cittadini stufi di aspettare con angoscia la Sars o l’influenza aviaria che, caso strano, non hanno mai ucciso centinaia di migliaia di persone, come era stato invece annunciato durante i picchi mediatici.

Il libro si chiama “Attenti alle bufale…e ai mandriani” e il suo autore è Tom Jefferson che, a dispetto del nome, è italiano, vive a Roma e ha un fortissimo accento toscano. Questo Tom, che di mestiere ha fatto anche il medico di base ed è un epidemiologo e un ricercatore, è estremamente divertente e utilizza l’arma dell’ironia per raccontarci quello che forse non è nemmeno un mistero: la maggior parte delle notizie che leggiamo, ascoltiamo, guardiamo, riguardanti la scienza e la salute sono minchiate. Minchiate pagate dalle case farmaceutiche o da qualche industria che vuole promuovere un nuovo strumento medico “miracoloso”.

La sua tesi è: se vuoi difenderti dalle bufale – le notizie appunto – e dai mandriani – le riviste – devi impadronirti del metodo.

Nella prefazione si legge: “In questo mondo globalizzato dalla comunicazione, e non solo, occorre mantenere elevata la propria capacità di valutare criticamente le informazioni: non farsi confondere dall’autorevolezza della fonte informativa ma incrociare le informazioni provenienti da fonti diverse, controllare la consistenza dei dati, giudicare la coerenza esterna e quella interna delle ricerche, controllare la qualità dei disegni di studio.

In questo mondo inondato dalle informazioni i cattivi maestri sfruttano la fretta e la “pigrizia” dei consumatori di informazioni per proporre i propri cattivi messaggi. Tom ci invita a rifiutare questo ruolo consumistico e a diventare invece fruitori critici delle informazioni. La strada che ci indica Tom Jefferson è un po’ più lunga e un po’ più ripida ma è l’unica che possiamo imboccare se vogliamo essere noi a decidere la nostra destinazione finale”.

Il libro, edito da Il pensiero scientifico, si appoggia ad un grandioso sito internet www.attentiallebufale.it, in cui l’autore, utilizzando anche il suo alter ego Sun Tzu, non soltanto offre interessanti spunti, ma paragona la credibilità di molte riviste a quella attribuibile all’Ubalda di fenechiana memoria :-)

. Non potevano mancare cruciverba a tema, la straordinaria suoneria dedicata alle mucche pazze e ai polli a-viariati.

Piacerà alla Any, ne sono certa.

I miei buoni propositi

Tre mesi. E’ il tempo trascorso dal mio ultimo post, cazzarola è proprio tanto. Non ho scritto per pigrizia, per il poco tempo a disposizione, per la mancanza di voglia. Un’estate intera senza blog, il mio, solo il piacere di leggere quelli altrui.

Ho fatto tantissime cose in questo periodo.

Sono stata al mare con l’omino profumato, la sua di lui pargola e la sua di lei amichetta bellissima e deliziosa. MI sono abbronzata, ho nuotato, ho mangiato il pecorino e pure il maialetto. Ex vegetariana ormai, ma non ho ancora riflettuto bene su cosa questo significhi socialmente e culturalmente per la mia coscienza. Non ho riflettuto perché se lo facessi mi vergognerei.

Ho studiato per il concorso, non ho più i capelli rosso fragola, ma ora la mia testa è quasi al naturale.

Ho comprato un vestito bianco, scarpe rosse e viola e una cavigliera fatta di campanelli.

Mi è venuta l’orticaria….ho mangiato una grigliata di carne dopo 11 anni di regime vegetariano e il mio fisico non ha gradito. Il cortisone preso per l’orticaria mi ha provocato – al sole – un forte eritema.

Ho viaggiato in nave con il mare mosso e ho creduto di dover affrontare nuovamente, sulla moquette, le lenticchie mangiate a capodanno.

Ho preso l’aereo e sono stata a Roma e ho creduto di morire dalla paura. Le turbolenze non mi sono mai piaciute.

Ho litigato con i miei zii e nonostante le mie richieste di confronto sono stata ignorata. ‘ fanculo

Ho fatto gli involtini e sono venuti buoni, sono andata a gardaland e ho comprato un flauto e anche un serpente di gomma.

Ieri ho contato quante creme ho nell’armadietto del bagno. (op preparati)…TRENTAQUATTRO.

Da dieci giorni sto facendo lo sciopero degli acquisti, solo lo stretto necessario. Nessuna cremina nuova, nessun profumo, niente pigiami, niente biancheria, nemmeno un golfetto autunnale.

La prima parte dello sciopero si chiuderà il 30 settembre quando, spero, avrò superato la fase più critica dell’astinenza e allora sarò in grado di ragionare meglio con le mie mani bucate.

Unica eccezione che mi concedo sarà una visitina all’hammam sabato pomeriggio, che NON sarà accompagnata da massaggi o trattamenti, ma solo bagno turco.

Uh dimenticavo! ho deciso che è arrivato il momento di fare sport, perciò sono nella fase dei buoni propositi e non gradisco gli scettici grazie :-D

ecchime

Uh amichetti miei non sono scomparsa eh! e non ho nemmeno problemi tali da aver scelto di abbandonare il blog. E’ il tempo che manca.

Sto lavorando tantissimo, durante il giorno non riesco ad avere un minutino per me, devono scrivere di altro, leggere, correggere, telefonare, incazzarmi, riordinare la scrivania sommersa di scartoffie e respirare. La sera, quando arrivo a casa c’è l’omino profumato, la cena da preparare, una doccia, una lavatrice da caricare e diritto da studiare per questo concorso maledetto. Se lo passo resto a lavorare qui, se non lo passo da febbraio sono senza lavoro. Considerando che ci sono pochissimi posti e 1500 domande di partecipazione la vedo piuttosto dura.

Io intanto studio e mi occupo dell’omino senza il dente del giudizio, voi pensatemi tra pennarelli colorati e quadernoni a righe :-)

bacini

 

sgrunt

…a volte il filo su cui cammino, rattoppato, annodato, ricucito e reso – oggi – splendente, si fa più teso e io, che non sono capace di camminare con un piede davanti all’altro ma sembro paperina, indugio, mi fermo e lo stomaco si contrae.

Non pensavo che amare così tanto potesse generare nuove insicurezze e che io non fossi capace di razionalizzare gli avvenimenti e le parole. Invece mi trovo a fare i conto con un’eredità lasciatami da profonde ferite, oggi cicatrici, che ogni tanto – forse quando piove, come i dolori articolari – spurgano vecchi retaggi emozionali e mi mettono di fronte alle mie debolezze.

Ho paura di perdere quello che ho, di non essere all’altezza, di non essere abbastanza attraente, di non fare il possibile per darmi, per rendere felice chi mi sta accanto. Ascolto i discorsi di matrimoni, di storie finite, percepisco intorno a me la “normalità” di avere un altro o un altra al di fuori del rapporto, chiamiamolo “ufficiale”. Sento le donne e gli uomini che raccontano che non può durare, che le donne devono essere sempre belle per i loro compagni, che chissenefrega dei pavimenti, meglio un baby-doll, che l’abitudine e il vivere insieme tranciano le passioni, che alla fine si cerca sempre qualcos’altro.

E io ho paura, perché non voglio credere a tutto questo, perché penso che noi siamo diversi, che tu sei speciale e hai scelto me e allora non può che andare bene.

E poi mi addormento alle dieci sul divano e tu mi lasci dormire, con il pigiama di hello kitty e i miei vestiti spiegazzati sulla sedia. Tu che hai lavorato, hai fatto mille commissioni e nel frattempo hai steso, lavato i pavimenti, stirato. Tu che sei completamente autosufficiente e io che non lo sono, perché se non ci fossi tu a fare le lavatrici probabilmente avremmo la roba pulita solo la domenica sera. E allora penso che forse ti stuferai di tutto questo e che sarebbe meglio avere accanto una donna che badi perfettamente alla casa e sia sempre passionale e coccoli in ogni modo il suo uomo.

Sei tu quello delle sorprese, quello che cucina meglio, quello che si occupa delle bollette, quello che fa il padre e l’amico e il compagno, quello che mette le mie esigenze sempre al primo posto e non mi fa mai pesare nulla.

Io sono quella che lascia tutto in disordine, che quando cucina una frittata sporca cinquecento pentole, che fa fondere la plastica nel forno, che perde i documenti, che non riesce a raccogliere la cacca di jiji senza un conato di vomito.

MI sento sempre in difetto, ho continuamente in testa una voce che mi dice “sì, anche questa volta hai mancato”…eppure tu non dici mai nulla, non ti mostri infastidito, non ti arrabbi mai. E allora penso, ecco non si arrabbia perché non vuole ferirmi, ma forse vorrebbe farlo e poi non lo fa perché conosce le mie fragilità, lo fa per proteggermi.

Io con l’omino profumato non ce l’ho la corazza e le paranoie, qualche volta, spuntano.

E pensare che ho appena comprato un paio di tacchi bellissimi ;-)

…. …… ……

sono stanca, stanca e incazzata, stanca e schifata, stanca e delusa, stanca e senza più stimoli.

Non posso scriverne, non posso nemmeno parlarne, ma vi assicuro che l’unica cosa che vorrei è svegliarmi domani e non venire a lavorare qui, ma fare qualunque altra cosa…preparare torte per una pasticceria, andare nell’orto con mia madre e fare marmellate, dipingere i mobili. Preferirei ritornare a cinque anni fa, quando lavavo i piatti al bar e aiutavo il cuoco e servivo ai tavoli.

Volevo solo il rispetto, per me e per il mio lavoro.

Ma si sa, io vivo nelle favole, e non sono fatta per mordere.

Se qualche pasticceria cerca fate un fischio.

Je suis ici!

Mais bonjour mes amis! Il tempo che passa è schifido come le cimici che si aggrappano alle lenzuola stese e qundo stiri senti “ciiiic” e puzza di cimice stirata. Perciò questo postino è stato scritto in malo modo, a pezzi e con fatica. Ma tant’è. Prometto un raccontino sullo shopping (ringrazio zauber per la consulenza preziosissima) e anche sull’attacco di cagarella che mi è venuto sugli Champs Elisées.

Eccomi di ritorno da quattro giorni meravigliosi in compagnia di tre amiche altrettanto splendide. Una di loro fra tre settimane impalmerà il suo fidanzato sull’altare, perciò potevamo noi tre non organizzarle a sorpresa un voyage in terra franscese?? Abbiamo organizzato il tutto un mesetto fa, treno prenotato, hotel in zona Folies Bergeres, mamma della sposa allertata per preparare di nascosto la valigia, permessial lavoro richiesti e ottenuti anche per lei. E poi con una scusa appuntamento alla stazione giovedì pomeriggio e lei, fino al binario che ci avrebbe condotto alla Gare de Lyon, non ha capito nulla. E poi via verso Pariiiiiiiis.

Bellissimo leggerle negli occhi l’emozione della sorpresa, vedere le lacrimine scendere mentre dopo cinque minuti di viaggio noi mangiavamo già i panini preparati per la cena :-)

E così eccole lì, quattro fanciulle che oggi hanno le vesciche nei piedi, dolori in ogni muscolo del corpo causa camminate selvagge senza sosta, piccole ustioni dal sole (c’erano almeno 35 gradi e noi – ovviamente – non avevamo nulla di leggero) e il sorriso perennemente stampato in faccia.

Ne abbiamo parlato di questo, del sorriso e dell’allegria…non è facile condividere ogni istante – anche se solo per quattro giorni – e non avere mai un contrasto, nemmeno uno minuscolo.  La cosa più bella, secondo noi, è che questa serenità non è stata determinata soltanto dall’accettazione reciproca, che ci ha portato a passare sopra a malumori o scazzi, ma proprio dal fatto che malumori e scazzi non ce ne sono proprio stati. Mai una parola fuori posto, mai un sorriso forzato, mai niente che non fosse una risata continua o pensieri profondi espressi con il cuore.

Sveglia sempre prestissimo per goderci Parigi nelle prime ore del mattino, senza troppa folla in giro, mangiando croissant al burro e panini al burro. Yuppie! Era la terza volta che vacanzeggiavo lì ma la prima con le amiche e, soprattutto, in primavera.

Adoro questa città. Mi piace vedere i ponti sulla Senna decorati, gli alberi che spuntano ovunque e nascondono le piazze, i quadri – tanti tantissimi – del marais e di montmartre, mi piace sentire la fisarmonica per strada e vedere i turisti con gli occhi all’insù sotto la tour.

La cosa che amo di più, però, sono i colori; mi ricordano i paesi del sud (italia, europa, america…fate voi) mischiati al grigio tipico delle città industrializzate, con quel tocco d’oro che caratterizza tutte le meraviglie monumentesche. Tutto mi sembra azzeccato negli infiniti dettagli…dai rigoli d’acqua che costeggiano i marciapiedi, alle scritte che indicano la metropolitana, dalle porte dei negozi, colorate, alle case, stupende stupendissime.

E adesso sono qui, in questa Torino che ha paura della primavera vera e mi fa uscire con l’impermeabile, le calze a pois e le ballerine rosse. Ovviamente con la borsa porta-pranzo fuxia, glitterata, in ricordo delle mie mani bucate oltr’alpe :-)

 

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