Eccolo il movimento del mio stomaco. Ha fatto capolino qualche giorno fa. Sarà il caldo, l’estate esplosa all’improvviso, ma si è acceso un interruttore dentro.
Eccomi di nuovo, straordinaria sensazione quella di ritrovarsi davvero in se stessi. Mi sembra di aver incontrato un vecchio amico dall’aria familiare e invece ho sentito me dentro me. Ho provato emozioni, gioia, dolore, desideri, voglia di carezze. Ho sentito una scossa dentro, la libertà di pensare e la libertà di essere io, non soltanto parte di qualcosa, ma io da sola, a chiacchierare con me.
Questi mesi sono stati pesanti, la pressione pazzesca, qualche traguardo faticoso da raggiungere. Mi sono sentita travolta dalla vita, ho lasciato che tutto succedesse, ho studiato studiato studiato lavorato lavorato lavorato. Non mi sono presa cura della casa, non ho proposto serate interessanti, non ho organizzato feste e tantomeno vacanze. Ho preso treni, autobus, ho dormito al freddo e ho imparato tanto.
E poi all’improvviso, un giorno di inizio estate sento l’adrenalina che cresce, le forze che tornano per l’ultimo appuntamento con una commissione che chissà se sarà buona con me. E mi sento viva, faccio mille progetti con la mente, guardo al futuro, immagino case e cose, dipingo i muri con la fantasia, mangio le fragole lungo il po con i ricordi, leggo parole che mi hanno ridato la vita e mi hanno fatta sentire bella.
Mi lascio andare alla malinconia, ascolto canzoni che mi fanno piangere perché ho voglia di farlo e mi vedo persino carina oggi, con i pantaloni da pirata e la coda da ragazzina.
Era il 3 novembre 2006 e così scrivevo:
“La ninfa acciaccata, spiazzata, confusa, felice, paurosa, la ninfa con il cerchietto, la ninfa senz’ali, la ninfa che fa la torta di zucca e si tinge i capelli con colori improponibili, la ninfa di nessuno, la ninfa che è solo della ninfa, la ninfa che si emoziona e che si lascia andare, la ninfa dal cuore che brucia, la ninfa in pigiama, la ninfa senza vestiti”.
Sono passati quasi tre anni da allora e i capelli non li tingo più. Faccio l’henné ora, così restano morbidi. Mi fa tenerezza rileggermi, mi sembra di osservare una sorellina piccola.
Però quel fremito esiste ancora e vorrei poterlo regalare di nuovo.


