Mi accorgo ora di non aver mai parlato di libri, o meglio di non aver mai dedicato un singolo post ad una singola storia. Lo faccio perché le pagine che in questi giorni mi hanno assorbita sono di una semplicità e di una bellezza tale da stordirmi e da farmi ripensare, nei momenti in cui non sfoglio le pagine, al destino di quella donna.
Irene Nemirovsky – morta ad Auschwitz nel 1942 - è l’autrice di “Jezabel” pubblicato nel 1936. Del libro, visto su uno scaffale della solita Feltrinelli, mi aveva colpito la copertina, tutta viola, con una bella immagine al centro in bianco e nero. E poi – siccome ciascuno ha il proprio feticcio – il titolo composto da una sola parola Jezabel, come l’ombra che nell’Athalie di Racine compare in sogno alla figlia, l’ombra di una bellezza fiera e intoccabile.
E’ un libro che fa della bellezza e della paura di invecchiare, anima e corpo, il fil rouge di una storia struggente e, a tratti, demoniaca. Facile ricordare il ritratto decrepito di Dorian Gray.
Ma Jezabel, soprattutto, compie un viaggio attraverso l’animo femminile. Molti gli uomini presenti, figure maschili indispensabili alla trama e alla protagonista, ma pur sempre esseri marginali disposti a lasciar brillare solo Gladys Eysenach .
“Gladys era circondata da uomini innamorati. A giuramenti, suppliche lacrime era assuefatta come l’alcolizzato lo è al vino; non le bastavano mai, ma il loro dolce veleno le era necessario come l’unico alimento che potesse tenerla in vita. Pensava che una donna non è mai sazia, che è un piccolo animale infaticabile, che un ambizioso può stancarsi degli onori e un avaro dell’oro, ma una donna non rinuncerà mai al suo mestiere di donna”.
Leggendo queste parole mi è venuto in mente un post letto qualche tempo fa sul blog di Mirror
La stanchezza di sentirsi amati
“Bizzarro paradosso della vita, per dirla con Pessoa, la stanchezza di sentirsi amati. Tutte quelle volte in cui la malizia dell’opportunità mi ha consegnato nelle grazie dell’innamoramento e della passione, la prima sensazione che ho provato è stata di incredulità e stupore, come se chissà quale strano scherzo del destino mi avesse quasi concesso un immeritato privilegio. Poi la vanità, mista a una sorta di presunzione di onnipotenza nei confronti della persona che mi era accanto, si è intrufolata fra i nervi più inclini al malvezzo del narcisismo. Esaurita l’estasi iniziale, solo tedio e stanchezza riecheggiavano fra i battiti del mio cuore immaturo, evidentemente incapace di amare e quindi stanco di essere amato. Affaticato dal fardello delle emozioni altrui e incapace di sfuggirlo al cadavere insepolto dei miei sentimenti”.

telepatia, Verdina.
Ieri per la prima volta ho scoperto il blog di Mirror, eho commentato proprio quel post.
Purtroppo perchè in quelle parole ho riconosciuto qualcosa di familiare.
aggiungo:credo che dietro molti seduttori/seduttrici inveterati ci siano spesso meccanismi che hanno radici profonde nella loro storia.
Meccanismi non molto sani.
E uno dei meccanismi è il senso della sfida:porsi , magari inconsciamente, dei limiti sempre più alti da superare.
Obiettivi ch e, una volta raggiunti, fanno sentire, come dice Mirror, ‘la stanchezza di sentirsi amati’.
Ho guardato a lungo quel libro proprio una manciata di giorni fa, nella libreria del marito.
Ci siamo proprio scrutate, la copertina viola ed io. Poi ho letto quel poco che mi ha fatto capire di non poter affrontare quel volume con leggerezza. L’ho riposato, promettendo do tornare.
laura: la telepatia è una delle mie (poche a dire il vero) qualità. Condivido la tua analisi…meccanismi non molto sani. Ma spesso non controllabili.
Michelina: spesso sono i libri a sceglierci e non viceversa. Magari un bel giorno scoprirai che è giunto il momento di leggere anche questo
Non fa mai male, parlare di libri. E’ sempre un pezzo di noi che si rispecchia nelle pagine scritte da altri, ed è sempre un po’ come ritrovarsi. Forse non del tutto, ma di sicuro almeno un po’! Fabio
Beh..
A questo punto non posso che leggere il libro.
un bacetto di fretta e di nascosto, mò mi becca il prof
zdora
fabio: (lo dico tra parentesi: tra i miei innumerevoli difetti c’è anche quello di faticare a ricordare trame e personaggi dei libri che leggo. Parlarne qui potrebbe aiutarmi a non dimenticare)
mirror: beh mi sembra il minimo!
zdorinaaaaa: uhsignur non farti beccare! bacetto anche a te
Ok, ok, allora perdonata!