31 dicembre 1979. Cosí parló Pertini

Io non c’ero nemmeno, mi rotolavo ancora nella pancia della mamma, in attesa della primavera che mi avrebbe cullata. Ma il nonno presidente, anzi IL PRESIDENTE, quella notte salutò gli italiani cosí. Sono passati 28 anni e non é cambiato nulla. Quegli italiani costretti ad emigrare oggi si chiamano rumeni, filippini, cingalesi….  

‘Miei cari amici, 

Eccomi qui per la seconda volta a rivolgervi i miei auguri per l’anno che sta per sorgere. Ve li rivolgo senza nessuna formalità, fuori da ogni norma protocollare, il protocollo, lo sanno i miei collaboratori, mi dà sempre fastidio, come fossi seduto alla vostra tavola, alzare con voi il bicchiere, bere alla vostra salute, alla salute del popolo italiano. E anche alla mia salute

Il mio pensiero corre in modo particolare in questo momento agli italiani che sono stati costretti a lasciare l’Italia per andare all’estero a trovare lavoro. E’ un’esperienza che io ho conosciuto nella mia lontana giovinezza. Ed io so che questi italiani sentono in questi giorni un desiderio, una nostalgia struggente del loro paese, dei loro parenti e dei loro amiciIo vi rivolgo questi auguri con un animo preoccupato, ma anche nel mio animo vi sono delle speranze.

Sono preoccupato soprattutto per la disoccupazione che vi è nel nostro paese, e per la disoccupazione in modo particolare giovanile. La disoccupazione giovanile è un campo fertile, amici miei, per la droga e per il terrorismo. 

Per la droga. Io lo so perchè ne ho avvicinati di questi giovani, giovani che si sentono, perchè senza lavoro, emarginati, depressi, demoralizzati, mal consigliati. Varcano la soglia dei cosiddetti “paradisi artificiali, che, poi, invece è un inferno che porta alla rovina. E pensano in questo modo di poter trovare un’evasione, ed invece trovano la loro rovina personale

(…..)

Dietro ogni articolo della carta costituzionale, amici che mi ascoltate, stanno centinaia di giovani morti nella resistenza, quindi la repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi. Ma dobbiamo difenderla anche dalla corruzione.

La corruzione è una nemica della repubblica. E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti. E l’esempio, soprattutto, in questo deve darlo la classe dirigente, ed in primo luogo, naturalmente, chi vi parla in questo momento. 

Ecco perchè noi dobbiamo e vogliamo difendere la Repubblica. La vogliamo difendere, ripeto, per non perdere, perchè il nostro popolo non sia ricacciato indietro di 50 anni, vogliamo difenderla la repubblica perchè non vogliamo che i nostri giovani debbano conoscere l’amara esperienza che abbiamo conosciuto noi

(…)

Giovani, se voi volete vivere la vostra vita degnamente, fieramente, nella buona e nella cattiva sorte, fate che la vostra vita sia illuminata dalla luce di una nobile idea. Scegliete voi, liberamente, senza lasciarvi suggestionare da qualcuno. Fate voi la vostra scelta, purchè questo presupponga, però, il principio di libertà, altrimenti dovrete respingerla, per la vostra salvezza

(…)

Vedete, giovani, io alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie. Fate quindi la vostra scelta, e sia una scelta di libertà, giovani che mi ascoltate. 

(…)

Se i popoli della terra, coralmente, potessero esprimersi, al di sopra di ogni differenza ideologica, politica, di ogni razza, al di sopra di ogni credo, e di ogni differenza di credo religioso, tutti i popoli della terra si pronuncerebbero per la pace contro la guerra. Orbene, chi rappresenta questi popoli, chi detiene nelle loro mani i destini di questi popoli, deve raccogliere questa loro volontà e fare in modo che la pace veramente sia duratura. Si spendono miliardi per costruire ordigni di guerra, che se per dannata ipotesi, ripeto, fossero usati sarebbe la fine dell’umanità intera del nostro pianeta.

 E mentre si spendono miliardi per costruire ordigni di morte,vi sono migliaia e migliaia di creature umane che nel mondo stanno morendo di fame. Nel 1979, amici che mi ascoltate, sono morti nel mondo 18 milioni di bambini per denutrizione. Questa strage di innocenti pesa come una severa condanna sulla coscienza degli uomini di stato e, quindi, anche sulla mia coscienza. 

Io ripeto qui quello che vi ho detto l’anno scorso facendovi il mio saluto augurale: si svuotino gli arsenali, si colmino i granai

(…)

Ce la faremo, state certi. 

Buon anno amici miei’.

       

~ di verdespirito su dicembre 31, 2007.

6 Risposte to “31 dicembre 1979. Cosí parló Pertini”

  1. … chi c’ha un fazzolettino?… sniff… io c’ero…
    buon anno, mia cara!

  2. io c’ero ma ero piccolissima! grazie per aver postato il suo discorso…buon anno!

  3. [...] sapevo come fare gli auguri di Buon Anno a chi passava di qua. Poi ho letto questo post di Verdespirito e ho pensato che non c’era modo [...]

  4. e che commento fai, qui……….

  5. Bellissimo… grazie per avermelo fatto leggere. E’ illuminante vedere come siano cambiate le intenzioni dopo quasi trent’anni. Buon anno! :)

  6. buon anno. cominciato da un pezzo, ormai…

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