Frittelle di mele

Sì sì sono proprio una provinciale. E non nel senso che il mio sederotto fa provincia (beh…anche se…), ma nell’accezione letterale del termine. Nata in provincia, cresciuta in provincia, cambiato casa in provincia, cambiato di nuovo casa in provincia. Ho frequentato un liceo di provincia – l’università no, per quella si va in città epperbacco –  con professori in gamba, abitanti anch’essi in provincia – la madame no, lei era una gran signora sabauda. I miei più cari amici abitano in provincia e al paesello si fanno delle cose proprio provinciali. Le sagre, le feste in piazza, nonni-nipoti-figli tutti insieme a mangiare salsiccia e tomini. Poi ci scappa pure il cineforum ma da noi, che siamo provinciali, la sala è quella consiliare. Poco importa che sia bellissima, sempre in provincia è. E come si può pensare di allestire una mostra in provincia?? Chissà che schifo…principiante tzé! E mica vorrai presentarla tu??? Ahahahaha….

Uh che vita triste in provincia. Pochi soldi, pochini pochini, niente vacanze studio all’estero – d’estate si davano ripetizioni ai fanciulli più giovani o si serviva tequila nei bar – niente scambi fra studenti, niente vita università-amici-università-cazzeggio. Triiiiiiiiiiste la vita di noi – me – provinciali.

E così non ho imparato l’inglese a Oxford e non ho nemmeno fatto dei bei viaggioni con i miei in giro per il mondo. Non ho preso una casetta in affitto per studiare, ho dormito nel mio comodo lettone dalla mamma e ogni mattina treno-tram-lavoro-università.

Non ho fatto scuole di tennis, in quarta liceo non sono andata in gita con la scuola, mi piaceva giocare per le strade del paesello e gradirei continuare a stare nella mia casa lungo i binari.

Dovrei forse vergognarmi di qualcosa? La mia mente è necessariamente limitata perché le mie esperienze sono state il frutto di necessità e anche di scelte, che mi hanno portato ad amare i miei luoghi e la mia provincia?

Che sfigata che devo sembrare…fuori moda, poco chic, poco intellettualmente stimolante, poco cosmopolita, poco elastica….ovviamente perché chi arriva dalla provincia deve essere necessariamente così.

Mi piaceva molto ascoltare i racconti degli amici che facevano esperienze diverse dalle mie….bello stare lì e impregnarmi dei loro viaggi, delle loro scoperte, del loro modo di conoscere il mondo. E io raccontavo le mie cose, i miei pensieri, i miei desideri. Da parte mia mai mai mai invidia, solo gioia nel sapere che ciascuno affrontava la vita con gli strumenti che aveva a disposizione. Non mi sono mai sentita né diversa, né inferiore. E pensare che a 15-16 anni è più frequente la discriminazione per qualsivoglia ragione…e invece oggi, a 27 anni, mi trovo ad affrontare, sempre più spesso, persone della mia età che mi guardano con superiorità “perché come fai a vivere lì??”, perché la sera mi piace anche stare a casa con gli amici e non andare per forza al vernissage, alla mostra, al festival delle minchiepine, dei cazziemazzi….ahhhh che tristezza deve essere la mia vita ai loro occhi.

Tutti questi anni buttati al vento…io che se mi offrono una frittella di mele la chiamo frittella di mele e non la identifico necessariamente con quel dolce “sai quello che abbiamo mangiato in Messico…o era in Turchia??”. Ullalà il Messico…

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~ di verdespirito su aprile 19, 2007.

31 Risposte to “Frittelle di mele”

  1. mese prossimo inizia la sagra del paese.. fanno di quei casoncelli che sono la fine del mondo.. se non hai impegni..

  2. non so cosa siano i casoncelli ma..perché no! 😉

  3. Ma scusa…
    è vero certe cose fanno arrabbiare ma non vedo perchè devi giustificare la tua scelta.Oppure non ho capito nulla del tuo post.
    Ti piace vivere dove vivi?
    E allora dove sta il problema?
    L’importante sei tu e come stai tu, gli altri…
    è sempre il solito discorso…non ti curar di lor ma guarda e passa…

  4. ti capisco cara.
    anche qui c’è la concezione che la città (intendono le grandi, perchè in effetti io sto in città) siano meglio e noi siamo dei paesanotti contadini e sgrezzi.
    però a me non me ne frega proprio una cippola e ci sto da dio.
    vuoi mettere fare il giro del centro abitato in bici, attraversare la strada senza essere investita, poter dormire con le finestre aperte, uscire di notte con il cane senza il pericolo di beccarti un coltello in pancia, ecc…
    ma soprattutto, trovare parcheggio, poter tornare a casa alla pausa pranzo, metterci sette minuti netti ad andare e tornare dall’ufficio…
    ah sì… io di qui non mi muovo…

  5. mmmmmhhhhh…. che buone le frittelle di mele!!! Mi ricordo quando le preparavo con mia madre. E’ passato così tanto tempo… Quasi quasi stasera me le faccio e porto un po’ di provincia nella metropoli, il che non è affatto male! Grazie Verde!

  6. b.a. certo che sto bene dove vivo e non rinuncerei alle mie abitudini e alle mie amicizie. Io non sto giustificando la mia scelta – anche perchè non devo giustificarmi proprio con nessuno – è solo che questi discorsi me li sento fare molto molto spesso e dopo un po’ mi girano davvero le palle di questo inutile snobbismo, tutto qui

    eli: io nemmeno mi muovo da qui!

    hysteria: buone….io ho il frigo completamente vuoto stasera quindi mi sa che me tocca magnà ‘na pasta in bianco sgrunt

  7. gno gno verdina. fatti na risata, chi ti sfotte per cazzate del genere c’ha il neurone che si morde la coda…che trishtezza.

  8. Che vita triste al paesello?
    Che vita confortevole!
    Circondata dalle cose che ti piacciono di più e dagli amici di sempre.
    Fai bene a non sacrificare le cose che contano di più per te.

  9. uhm…dimenticavo: come si fanno le frittelle di mele? mi hai fatto venire una fame…

  10. buone le frittelle, adesso che non c’è più mia mamma mi mancano.dovrei prendere in mano il quaderno delle ricette!
    da nata in metropoli, ho l’imnpressione che chi è cresciuto in un piccolo centro abbia più fantasia, sviluppi più creativita’, perche’ la sua infanzia e l’adolescenza sono dei piccoli patrimoni.
    E nella letteratura ci sono numerosi esempi di questo.

  11. Sono contentissimo di aver fatto nascere mio figlio in un villaggetto dove puó gironzolare tutto nudo, giocare con animali e insetti veri, crescere all’aria aperta e lontano dallo smog. Se poi vorrá cambiare sará sempre libero di andarsene in una metropoli o in una cittadella di provincia, nel frattempo cresce come noi ci siamo scordati che si possa fare.

  12. Ninfuccia, il nocciolo della questione è tutto qui:

    “Da parte mia mai mai mai invidia, solo gioia nel sapere che ciascuno affrontava la vita con gli strumenti che aveva a disposizione. Non mi sono mai sentita né diversa, né inferiore.”

    Se sei felice della vita che hai fatto/che fai, se sei contenta così, lascia che gli altri pensino cosa vogliano. A te cosa importa? Tu hai bisogno del tuo ambiente, delle tue tradizioni, dei tuoi spazi… e va benissimo così. Fregatene del resto 😀

    Solo una cosa, e mi rifersisco al mio caso personale… se mai ti dovessi chiedere (io, intendo) come fai a vivere in paese, non lo faccio con superiorità… lo faccio perchè anche io c’ero e non ce la facevo più e 16 anni sono fuggito… e non mi piace tornarci, neanche per qualche giorno… è solo che non capisco, ma lo faccio senza una sola punta di giudizio 😀

  13. Non posso che darti ragione, io sono “di città” ma di città piccola e cambia poco. Posso dire “vedi il mio post di qualche giorno fa” o sembra troppo che mi faccia pubblicità? Vabbè…
    Troppe persone pensano di essere depositarie assolute del giusto modo di vivere, ma non pensano che ciò che va bene per loro possa non essere adatto agli altri.

  14. zdorina, prometto di mandarti la ricetta!

    laura: io non credo che ci siano differenze qualitative tra chi vive in un posto piuttosto che in un altro. Credo semplicemente che ci possono essere delle differenze di abitudini o di spazi. Tutto qui.

    MrsRamsay: è la mia vita e mi piace così

    ma.ni: sono scelte anche se ti assicuro che io nuda per il paesello non ho mai girato! ehehehe

    Andreuccio: il fatto che io viva a venti chilometri dalla città non significa che faccio una vita di clausura. Sto tutto il giorno a Torino per lavoro e mi piace, non vorrei lavorare qui al paesello. Se la sera mi va di andare a bere qualcosa, di andare al cinema o a una mostra, se voglio passeggiare prendo e vado. se ho voglia invece di bermi un san simone al bar degli anziani con quattro amici faccio anche quello. Non vedo differenze in questo. E la mia vita sociale non è per nulla inesistente. Ma mi piace l’idea di dormire nel piccolo, di uscire la sera per andare a vedere un film da un’amica in pigiama, di andare a salutare in due minuti i miei cani e i miei gatti. Non mi piace chi si crede migliore per il semplice fatto di aver fatto esperienze diverse da me. Diverse, non superiori o migliori. E so perfettamente che da parte tua non c’è giudizio salame 😀

  15. piffetta: bingo!

  16. giuro che non avevo letto il tuo post prima di scrivere il mio di stamattina!!!
    e anche se come argomenti si sfiorano e si intersecano ma non per forza si sovrappongono, concordo pienissimamente in tutto ciò che scrivi.
    non mi sento migliore di un “cittadino” ma sembra che il contrario vada molto molto di moda!

  17. Come la penso lo sai. Sono “cittadino” da sempre e credo profondamente nel rispetto delle persone e delle vite altrui: quindi dici giusto quando scrivi né migliore né peggiore, ma diverso.
    Scaldarsi al racconto di vite diverse dalle proprie, sapendone magari apprezzare piú di un aspetto, non é da tutti purtroppo. Partendo da un presupposto (infondato) di superioritá, direi impossibile.
    Glisso sugli aggettivi applicabili a chi discrimina, in generale ed in questo ambito in particolare.

    (p.s. yummm, le frittelle di mele….!!!!)

  18. a me la vita di provincia è sempre piaciuta assai. se vengo lì mi porti alla sagra della frittella di mele?

  19. Facciamo un punto della situazione: “persone della mia età che mi guardano con superiorità “…
    -quelli che si comprano la villetta fuori città?
    -quelli che la domenica si fanno i km di coda per andare alle sagre?
    -quelli che smadonnano contro i ritmi della vita moderna e non sanno a chi suonare nel loro palazzo se hanno qualche problema?
    -quelli che pe’ fasse du’ caldarroste devono affittare un casale in toscana?

    hehehee. Siamo noi cittadini. ^__^

    (Michela che ancora c’ha la foglia di carciofo, incastrata nei denti,dalla sagra di domenica scorsa, a Ladispoli!!)

  20. si, credo di essermi spiegata male.
    Figurati, io sono metropolitana al cento per cento, amo la città, perchè ci sono abituata , enon mi immagino in un altro posto.
    Però , anche dalle esperienze di miei familiari, o dalla realtà di asili della città, confrontati con quelli di provincia, credo che sia una bella risorsa quella di vivere in posti dove i rapporti umani sono diversi, perchè comunque , dal punto di vista delle relazioni, c’è una grande diversità.
    Molto banalmente, poi , c’è il pro e il contro ovunque, il rovescio della medaglia ovunque, il bello e il brutto ovunque.
    Mi ero spiegata male, ciao!

  21. mantide: io i vermetti e anche le lumache che sbucano con la pioggia si sposto sempre al ciglio della strada…ehm…sai, le auto…ciiiiic

    ste: anche per te al più presto la ricetta delle frittelluzze 😉

    supercri: uffiiii…qui al paesello la sagra delle frittelle non c’è…ce ne sono altre 14568965…ti mando l’elenco! ehehehehe

    michelina contadinella: sul suonare ai vicini per un problema ehm….un giorno vi racconterò dei miei di vicini ehehehe (una è quella che mi regala le madonne e i cristi… 😉

    laura: sulla diversità dei rapporti umani concordo. può piacere o meno, ma io sto da dio quando esco e saluto tutti quelli che incontro e trovo sempre qualcuno con cui fare due chiacchiere

  22. è quello che intendevo, Verdina, è proprio li’, l’ENORME diversità.
    Ti sei messa il grembiule?poi ce le fai assaggiare, le frittelle?un’acquolina…

  23. hey: in questo momento sto spolverando la camera da letto con il grembiule della prova della cuoco!

  24. NOOOOOOOOOOOOOOOO
    IL GREMBIULE DELLA PROVA DEL CUOCO NNNOOOOOOOOOOOOOOOooooooo….

  25. Io sono cresciuto in provincia, ed in provincia son tornato…
    Amo queste storie, starei ad ascoltarti per ore…
    Bacio!!!

  26. …Peró gironzoli nottetempo in pigiama. Comunque, saró banale, ma tutto é scelta e ogni scelta rispettabile.

  27. ciao topolina campagnola..io sono una topolina di città..anche se ho vissuto 15 anni a moncalieri che è cittàattaccata…io non ce la farei a vivere in campagna, pur avendo imparato a camminare a torre pellice ed esserci andata per 40 anni..mi piace lo smog, la luce della case che si accendono, non sapere chi è il vicino di casa, mi piace passeggiare per piazza carlo alberto sedermi e bere un caffè…mi piacerebbe di più vivere a roma, a parigi, a londra..si fà quel che si può..e si resta a torino.

    minnie-topolina-di città

  28. vs?
    ci sei?

  29. Che bel post verde! Mi piace anche se io sono una romana de roma e se non mi dai un po’ di caciara romana dopo un po’ sto a rota, ecco. detto questo, non ti sono mai capitati quelli che dicono:
    – vado al mare a studiare vela!
    – ah
    – costa un sacco di soldi!
    – ah
    ma ti tempra sai? mica cazzi, devi alzarti tutte le mattine alle sei!
    …. eh

  30. mi sa che quei minkioni (oui oui, è un termine messicano.. o forse turco..) rompono le pelotas (questo l’ho imparato a barcellona..) pure se sei nata nel centro di ny.. io sono cittadina, ahimè, ma la mia vita è tanto simile alla tua. 😀

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