Tardi ma irrequieta. Per D

Cosa posso dirti io, alla soglia dei trent’anni, che me ne vado in giro ancora con i nasi finti e le calze a righe? Una volta mi hai parlato dei demoni, quei demoni che mi torturavano la notte e non mi lasciavano dormire, mi hai detto che è giusto guardarli in faccia e combatterli. L’ho fatto, con una fatica tale da risucchiarmi ogni energia, con il sudore che impregnava le lenzuola e le lacrime che hanno tracciato sulle guance ferite invisibili agli occhi ma hanno lasciato sotto le palpebre le prime rughe. Ma quei demoni andavano presi a calci e tu lo sai.

Sai che cosa percepisco talvolta? La teatralità di questo amore, che solo di teatralità è fatto. Si nutre dei colpi di scena, della suspance, delle tensione emotiva che schiaccia gli spettatori, ma gli attori…no, loro sanno già come finirà la storia, posso ripeterla centinaia di volte con la stessa passione, ma il finale è stato già scritto e una volta scesi dal palco non saranno più otello, la contessa di almaviva o il tamerlano. Via i costumi, via i trucchi, restano solo attori, bravi, mediocri o pessimi. Sarà il pubblico a deciderlo. Ma deciderà solo questo: non è consentito interferire con la trama o renderla meno triste.

Per un attore tanto più sarà forte la passione che genererà nei suoi spettatori tanto più saprà di aver centrato l’obiettivo. E non importa se l’avrà fatto provocando risate o pianti di dolore, o malinconia o struggimento. E’ solo un attore, a disposizione degli uomini che hanno voglia e bisogno di emozionarsi.

E le anime delicate, fragili, con il cuore aperto si riempiranno dei suoi gesti e delle sue parole, fino a quando lui volterà le spalle e il sipario calerà, lasciando quelle sensazioni nello stomaco di chi le ha raccolte. Uno straordinario esercizio di conoscenza personale, di estrema autoanalisi, che però deve condurre fuori dal teatro, lontano dal palco. Un esperimento catartico che non è un punto di arrivo, ma uno di partenza.

Questa è la vita però e si svolge ogni istante. Io ho preso le briciole per anni, gli insulti e i sorrisi di sfida, fino al punto che io per prima mi insultavo perché sembrava l’unica cosa in grado di farmi sentire viva, quando tutto il resto lo avevo ucciso dentro di me. Il mio carnefice è stato anche colui che mi ha “insegnato” delle emozioni che pensavo non mi appartenessero: la rabbia, il disprezzo, la paura, il desiderio di violenza. Ho messo tutto in una cazzo di busta, grazie e arrivederci, ora so cosa fare di tutto questo.

La forza dell’amore non sta nello struggimento dell’attesa e nelle piaghe del dolore dell’assenza. Sono le cicatrici nate da quelle ferite a rendere più profonda l’intensità di quello che verrà. Vivere questo amore a senso unico non ti renderà più forte, non diventerai una martire e nemmeno un’eroina che ha difeso con tutta se stessa un qualcosa che era più grande di tutto il testo. Lui non è migliore degli altri, lui non ha una mente così suprema da farlo camminare tre metri sopra le teste di noi comuni mortali. Sai che cosa credo? Che lui sia estremamente astuto, egoista e terribilmente consapevole di essere tutto questo. E che tu sia molto di più di uno spettatore incapace di elaborare la catarsi. Ringrazialo, auguragli ogni bene e gira i tacchi, tu puoi scegliere chi essere e dove andare, lui è costretto a vivere ogni giorno con se stesso. Fallo D, prenditi cura di te. Perdona la mia irrequietezza ma ci sono ferite anche per me che bruciano più di altre.

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~ di verdespirito su novembre 15, 2007.

11 Risposte to “Tardi ma irrequieta. Per D”

  1. io concordo con te.
    Completamente.
    E quando leggo meravigliosi post letterari dove questa storia sembra un ideale dell’amore assoluto, una specie di riscrittura contemporanea dell’Anna Karenina, provo solo molta tristezza.

  2. preferisco precisare:più che post( od oltre aquesti), pensavo a commenti che ho letto.
    M atanto il masochismo in amore è sempre stato esaltato, ognun o ha il suo modo di sentire.

  3. ho imparato a parlare sottovoce su quello che sento, a partecipare senza giudizio, in tutti i sensi. Avevo scritto qualcosa sul prendersi cura di sè come estremo invito prima di sciogliere l’abbraccio, pensando poco a D. e molto a ciò che sento e vedo. Non ho più opinioni così nette nei sentimenti e credo che ognuno sente la sua pena dopo aver sentito la sua gioia: entrambe personali e incomunicabili. Anche al partner. In questi giorni gironzola per la mia testa che dio acceca chi vuol perdere, ma io sono agnostico. Eppure qualcosa nella proposizione è vera, là, oltre il gomito di razionalità dove sitrovano i sentimenti caparbi e veri.

  4. laura, concordo sul discorso dell’ideale di amore assoluto.

    willyco: certo che ognuno sente la sua pena in modo diverso, che io non posso sapere, che io non conosco, che chi io chi cazzo sono per giudicare e via dicendo.
    . Ma le donne che si trovano ad essere completamente nelle mani di uno stronzo – sì è questo che penso, nessuna attenuante, questo è uno stronzo – vivono in questa attesa struggente. Lui intanto continua a farsi la sua bella vita, con chissà quante altre donne, felice come una pasqua per poter esercitare il suo potere. E loro soffrono e smettono di vivere se non in funzione di pochissimi attimi che lo stronzo concede. Ti sta bene vivere così? Perfetto. Ne prendi atto e lo accetti. Altrimenti giri i tacchi e vivi finalmente. E che lui si fotta.

  5. amen

  6. sai, verdina, mi ha colpito il paragone con il teatro.
    spesso (benchè soltanto di recente) ho pensato che di questo si tratta, di una rappresentazione in cui i ruoli sono già scritti.
    in questo placoscenico lui è regista e protagonista, io l’attrice che interpreta la parte che lui ha scritto per me.
    il regista, per la migliore riuscita dello spettacolo, deve conservare un certo distacco, altrimenti, rimandendone eccessivamente coinvolto, non avrebbe più la capacità di spingere l’attrice a dare il meglio di sè.
    come potrebbe controllarla, in tal caso? e come potrebbe gestire il controllo su sè stesso?

    fuor di metafora, ciò che tu dici ha una base di verità, proprio perchè di vita si parla e non di teatro. ciò che scrivi, tuttavia, è filtrato dalla tua personale esperienza. e come potrebbe essere altrimenti?
    del resto, questo chiedevo, un filtro che mi consentisse di vedere, schermando la mia cecità.
    e tu me l’hai offerto, magistralmente.

  7. willyco, si per me é cosí. amen.

    d: ti chiedo scusa per aver espresso un giudizio cosí forte su un’ esperienza che io non vivo. non ne avevo il diritto.
    io ti auguro tutto il bene del mondo, con o senza di lui, te lo meriti. ma forse io e te abbiamo semplicemente una visione diversa dell’amore: io non chiedo il controllo, io non lo voglio. l’ho avuto e mi ha uccisa.
    oggi amo, con e di un amore libero. e solo oggi, finalmente dó il meglio di me. e al mio uomo non chiedo il controllo, ma la libertá di essere e di prendermi come sono, con le mie esigenze che devono essere obbligatoriamente considerate come le sue. scusami ancora d, davvero.

  8. non c’è nulla di cui scusarsi.
    io comprendo il tuo punto di vista, anzi, di più, mi metto nei tuoi panni.
    una cosa soltanto vorrei precisare: non sono una vittima, se non nei limiti in cui scelgo di esserlo e nell’ambito della “rappresentazione”.
    proprio per questa ragione lui non è un bastardo approfittatore, ma qualcuno che prende ciò che io ho da dare.
    una questione di pieni e di vuoti.
    e, forse, di quell’amore che tu dici, di qualcuno che ti prende come sei, accogliendo le tue esigenze ne ho già abbastanza.
    è un’altra forma d’amore, quella.
    ma, questo, è tutt’altro discorso.

    sei una Bella Donna, con rispetto.

    D

  9. sono d’accordo con D. Alcuni uomini prendono perchè ci sono donne disposte a dare…pieni e vuoti…ma sta alle donne mantenere il controllo senza cadere in quello che verdina definisce “aspettare di vivere quei pochi momenti” e non bisogna mai dimenticarsi di vivere la vita…
    spesso non è facile…anche io ci sono caduta un paio di anni fa…ma alla fine ne è rimasto un bel ricordo…doloroso…ma bello. ciao

  10. cara d, pensa solo un attimo a quanti siamo a vedere la tua storia in modo diverso dal tuo……abbi cura di te.

  11. d. liberissima di seguire la strada che preferisci e l’amore che più ti soddisfa,
    se mai dovessi tornare a desiderare l’altra forma di amore, come la chiami tu, quella che forse è la più universalmente riconosciuta e ricercata, forse ti fermerai e tornarai indietro…
    io ti auguro felicità e amore, qualunque esso sia.

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