Dietro le palpebre, tra una ciglia e l’altra

•febbraio 23, 2009 • 14 commenti

Vedo immagini piccoline, fiori che saltellano, stelline che brillano e occhi lucidi per la commozione. Cerco di afferrare ciò che osservo ma le ciglia mi nascondono la completa visuale. 

Allora mi siedo sul prato, con la testa tra le mani e la fronte appoggiata sulle ginocchia e penso che così forse non mi vedrà nessuno, che posso finalmente piangere senza domandarmi se sia giusto o meno farlo, senza preoccuparmi delle reazioni altrui, senza sapere – e nemmeno volerlo fare – se posso permettermi la debolezza di lasciarmi andare, ora, alle mie emozioni.

Vorrei che il tempo della razionalità non arrivasse così in fretta, vorrei liberarmi dal groppo in gola e scorgere le immagini più grandi tra le ciglia.

Ancora una volta vorrei essere diversa e ancora una volta mi dico che non potrei.

Mentre di nuovo il senso di inadeguatezza mi ha chiuso la pancia. 

Eppure sorrido perchè io sorrido sempre.

Provo anche a convincermi che non sia colpa mia ma forse non sono davvero all’altezza e dovrei smetterla, alla soglia dei trent’anni di crederci ancora.

…aspetto quello sguardo come una bambina la notte di Natale aspetta i regali.

Aspetto e indosso le ali di tulle per cucinare.

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Lavori in corso

•dicembre 4, 2008 • 7 commenti

E che è successo qui??? Uhhhh quanta polvere….puff pufff….non si respira…e il vetro rotto??? chi è stato a romperlo??! sti luridi, uno si assenta per un periodo e guarda te cosa gli combinano. La lampadina si è bruciata, c’è dell’intonaco per terra e i soprammobili sono ricoperti da una polverina sottile. Il mojito ha fatto la muffa e anche un paio di figli nel frattempo. Il rosso dei capelli si è scolorito e ci sono pure le formiche. Porcaccia miseria, ecco cos’era quella puzza in salotto…ho dimenticato un panino al gorgonzola nello zaino ed ecco che ha dato origine ad una nuova dinastia.

pazienza…ci sarà molto lavoro da fare qui, ma ne vale la pena.

Dove sono stata? In tanti posti e a casa, tra amici (parenti no, che quella è una lunga storia) colleghi omino profumato e nuovi interessi. Ho dato fuoco alla cucina sabato, i muri sono neri sul serio, nessuno si è fatto male, alcuni mobili sono irrimediabilmente bruciati.

Insomma tutto nella norma. Passo ogni tanto da facebook a dar da mangiare al mio animaletto Budino e a farmi i cazzacci altrui.

Ho visto la neve e l’ha vista anche la gigi, ma a lei non è piaciuta. Abbiamo dovuto comprarle il cappottino (scusami gigi, ti avevo promesso che non ti avrei mai conciato come un cane stupido ma non abbiamo potuto farne a meno…patisci tanto il feddo…tremi come una foglia perché sei magrissima – beata te – e non hai grasso sotto la pelle. Però ti piace questo vezzo, sei perfettamente a tuo agio. Sembri D’Artagnan o – alternativamente – un salame raspini).

Nessuno mi ha ancora detto che ne sarà del mio futuro lavorativo…forse la prossima settimana saprò se il tour de force di studio ha dato i suoi frutti.

Aspettiamo. Intanto sgranocchio una galletta di mais, ma solo perché mi diverte appiccicarla alla lingua :-)))

bacini a tutti

Consigli per gli acquisti: attenti alle bufale

•settembre 16, 2008 • 6 commenti

Ieri sera sono andata alla presentazione di un libro, interessante, divertente e, a mio avviso, meritevole di essere strumento obbligatorio per tutti coloro che si occupano di comunicazione scientifica – giornalisti in primo luogo – e per quei cittadini stufi di aspettare con angoscia la Sars o l’influenza aviaria che, caso strano, non hanno mai ucciso centinaia di migliaia di persone, come era stato invece annunciato durante i picchi mediatici.

Il libro si chiama “Attenti alle bufale…e ai mandriani” e il suo autore è Tom Jefferson che, a dispetto del nome, è italiano, vive a Roma e ha un fortissimo accento toscano. Questo Tom, che di mestiere ha fatto anche il medico di base ed è un epidemiologo e un ricercatore, è estremamente divertente e utilizza l’arma dell’ironia per raccontarci quello che forse non è nemmeno un mistero: la maggior parte delle notizie che leggiamo, ascoltiamo, guardiamo, riguardanti la scienza e la salute sono minchiate. Minchiate pagate dalle case farmaceutiche o da qualche industria che vuole promuovere un nuovo strumento medico “miracoloso”.

La sua tesi è: se vuoi difenderti dalle bufale – le notizie appunto – e dai mandriani – le riviste – devi impadronirti del metodo.

Nella prefazione si legge: “In questo mondo globalizzato dalla comunicazione, e non solo, occorre mantenere elevata la propria capacità di valutare criticamente le informazioni: non farsi confondere dall’autorevolezza della fonte informativa ma incrociare le informazioni provenienti da fonti diverse, controllare la consistenza dei dati, giudicare la coerenza esterna e quella interna delle ricerche, controllare la qualità dei disegni di studio.

In questo mondo inondato dalle informazioni i cattivi maestri sfruttano la fretta e la “pigrizia” dei consumatori di informazioni per proporre i propri cattivi messaggi. Tom ci invita a rifiutare questo ruolo consumistico e a diventare invece fruitori critici delle informazioni. La strada che ci indica Tom Jefferson è un po’ più lunga e un po’ più ripida ma è l’unica che possiamo imboccare se vogliamo essere noi a decidere la nostra destinazione finale”.

Il libro, edito da Il pensiero scientifico, si appoggia ad un grandioso sito internet www.attentiallebufale.it, in cui l’autore, utilizzando anche il suo alter ego Sun Tzu, non soltanto offre interessanti spunti, ma paragona la credibilità di molte riviste a quella attribuibile all’Ubalda di fenechiana memoria 🙂

. Non potevano mancare cruciverba a tema, la straordinaria suoneria dedicata alle mucche pazze e ai polli a-viariati.

Piacerà alla Any, ne sono certa.

I miei buoni propositi

•settembre 11, 2008 • 18 commenti

Tre mesi. E’ il tempo trascorso dal mio ultimo post, cazzarola è proprio tanto. Non ho scritto per pigrizia, per il poco tempo a disposizione, per la mancanza di voglia. Un’estate intera senza blog, il mio, solo il piacere di leggere quelli altrui.

Ho fatto tantissime cose in questo periodo.

Sono stata al mare con l’omino profumato, la sua di lui pargola e la sua di lei amichetta bellissima e deliziosa. MI sono abbronzata, ho nuotato, ho mangiato il pecorino e pure il maialetto. Ex vegetariana ormai, ma non ho ancora riflettuto bene su cosa questo significhi socialmente e culturalmente per la mia coscienza. Non ho riflettuto perché se lo facessi mi vergognerei.

Ho studiato per il concorso, non ho più i capelli rosso fragola, ma ora la mia testa è quasi al naturale.

Ho comprato un vestito bianco, scarpe rosse e viola e una cavigliera fatta di campanelli.

Mi è venuta l’orticaria….ho mangiato una grigliata di carne dopo 11 anni di regime vegetariano e il mio fisico non ha gradito. Il cortisone preso per l’orticaria mi ha provocato – al sole – un forte eritema.

Ho viaggiato in nave con il mare mosso e ho creduto di dover affrontare nuovamente, sulla moquette, le lenticchie mangiate a capodanno.

Ho preso l’aereo e sono stata a Roma e ho creduto di morire dalla paura. Le turbolenze non mi sono mai piaciute.

Ho litigato con i miei zii e nonostante le mie richieste di confronto sono stata ignorata. ‘ fanculo

Ho fatto gli involtini e sono venuti buoni, sono andata a gardaland e ho comprato un flauto e anche un serpente di gomma.

Ieri ho contato quante creme ho nell’armadietto del bagno. (op preparati)…TRENTAQUATTRO.

Da dieci giorni sto facendo lo sciopero degli acquisti, solo lo stretto necessario. Nessuna cremina nuova, nessun profumo, niente pigiami, niente biancheria, nemmeno un golfetto autunnale.

La prima parte dello sciopero si chiuderà il 30 settembre quando, spero, avrò superato la fase più critica dell’astinenza e allora sarò in grado di ragionare meglio con le mie mani bucate.

Unica eccezione che mi concedo sarà una visitina all’hammam sabato pomeriggio, che NON sarà accompagnata da massaggi o trattamenti, ma solo bagno turco.

Uh dimenticavo! ho deciso che è arrivato il momento di fare sport, perciò sono nella fase dei buoni propositi e non gradisco gli scettici grazie 😀

ecchime

•giugno 13, 2008 • 16 commenti

Uh amichetti miei non sono scomparsa eh! e non ho nemmeno problemi tali da aver scelto di abbandonare il blog. E’ il tempo che manca.

Sto lavorando tantissimo, durante il giorno non riesco ad avere un minutino per me, devono scrivere di altro, leggere, correggere, telefonare, incazzarmi, riordinare la scrivania sommersa di scartoffie e respirare. La sera, quando arrivo a casa c’è l’omino profumato, la cena da preparare, una doccia, una lavatrice da caricare e diritto da studiare per questo concorso maledetto. Se lo passo resto a lavorare qui, se non lo passo da febbraio sono senza lavoro. Considerando che ci sono pochissimi posti e 1500 domande di partecipazione la vedo piuttosto dura.

Io intanto studio e mi occupo dell’omino senza il dente del giudizio, voi pensatemi tra pennarelli colorati e quadernoni a righe 🙂

bacini

 

sgrunt

•maggio 22, 2008 • 32 commenti

…a volte il filo su cui cammino, rattoppato, annodato, ricucito e reso – oggi – splendente, si fa più teso e io, che non sono capace di camminare con un piede davanti all’altro ma sembro paperina, indugio, mi fermo e lo stomaco si contrae.

Non pensavo che amare così tanto potesse generare nuove insicurezze e che io non fossi capace di razionalizzare gli avvenimenti e le parole. Invece mi trovo a fare i conto con un’eredità lasciatami da profonde ferite, oggi cicatrici, che ogni tanto – forse quando piove, come i dolori articolari – spurgano vecchi retaggi emozionali e mi mettono di fronte alle mie debolezze.

Ho paura di perdere quello che ho, di non essere all’altezza, di non essere abbastanza attraente, di non fare il possibile per darmi, per rendere felice chi mi sta accanto. Ascolto i discorsi di matrimoni, di storie finite, percepisco intorno a me la “normalità” di avere un altro o un altra al di fuori del rapporto, chiamiamolo “ufficiale”. Sento le donne e gli uomini che raccontano che non può durare, che le donne devono essere sempre belle per i loro compagni, che chissenefrega dei pavimenti, meglio un baby-doll, che l’abitudine e il vivere insieme tranciano le passioni, che alla fine si cerca sempre qualcos’altro.

E io ho paura, perché non voglio credere a tutto questo, perché penso che noi siamo diversi, che tu sei speciale e hai scelto me e allora non può che andare bene.

E poi mi addormento alle dieci sul divano e tu mi lasci dormire, con il pigiama di hello kitty e i miei vestiti spiegazzati sulla sedia. Tu che hai lavorato, hai fatto mille commissioni e nel frattempo hai steso, lavato i pavimenti, stirato. Tu che sei completamente autosufficiente e io che non lo sono, perché se non ci fossi tu a fare le lavatrici probabilmente avremmo la roba pulita solo la domenica sera. E allora penso che forse ti stuferai di tutto questo e che sarebbe meglio avere accanto una donna che badi perfettamente alla casa e sia sempre passionale e coccoli in ogni modo il suo uomo.

Sei tu quello delle sorprese, quello che cucina meglio, quello che si occupa delle bollette, quello che fa il padre e l’amico e il compagno, quello che mette le mie esigenze sempre al primo posto e non mi fa mai pesare nulla.

Io sono quella che lascia tutto in disordine, che quando cucina una frittata sporca cinquecento pentole, che fa fondere la plastica nel forno, che perde i documenti, che non riesce a raccogliere la cacca di jiji senza un conato di vomito.

MI sento sempre in difetto, ho continuamente in testa una voce che mi dice “sì, anche questa volta hai mancato”…eppure tu non dici mai nulla, non ti mostri infastidito, non ti arrabbi mai. E allora penso, ecco non si arrabbia perché non vuole ferirmi, ma forse vorrebbe farlo e poi non lo fa perché conosce le mie fragilità, lo fa per proteggermi.

Io con l’omino profumato non ce l’ho la corazza e le paranoie, qualche volta, spuntano.

E pensare che ho appena comprato un paio di tacchi bellissimi 😉

…. …… ……

•maggio 19, 2008 • 10 commenti

sono stanca, stanca e incazzata, stanca e schifata, stanca e delusa, stanca e senza più stimoli.

Non posso scriverne, non posso nemmeno parlarne, ma vi assicuro che l’unica cosa che vorrei è svegliarmi domani e non venire a lavorare qui, ma fare qualunque altra cosa…preparare torte per una pasticceria, andare nell’orto con mia madre e fare marmellate, dipingere i mobili. Preferirei ritornare a cinque anni fa, quando lavavo i piatti al bar e aiutavo il cuoco e servivo ai tavoli.

Volevo solo il rispetto, per me e per il mio lavoro.

Ma si sa, io vivo nelle favole, e non sono fatta per mordere.

Se qualche pasticceria cerca fate un fischio.